Divorziare: le modalità possibili e quando serve l'avvocato
Dal 2015 non serve più aspettare anni per divorziare dopo la separazione: bastano 6 mesi se la separazione è stata consensuale, 12 mesi se è stata giudiziale — è il cosiddetto "divorzio breve". Una volta trascorso questo termine, le modalità per arrivare al divorzio vero e proprio ricalcano da vicino quelle già viste per la separazione, con differenze specifiche su tempi e requisiti che vale la pena conoscere.
Il presupposto: quanto bisogna aspettare dopo la separazione
Prima di poter presentare domanda di divorzio, deve essere trascorso un periodo minimo di separazione ininterrotta:
- 6 mesi, se la separazione è stata consensuale (in Comune, con negoziazione assistita, o in tribunale)
- 12 mesi, se la separazione è stata giudiziale
Il termine decorre, a seconda dei casi, dalla comparizione dei coniugi davanti al giudice nella separazione giudiziale, o dalla sottoscrizione dell'accordo nelle altre modalità.
Una novità procedurale recente: la riforma Cartabia ha introdotto la possibilità di presentare fin da subito, nello stesso ricorso di separazione, anche la domanda di divorzio ("domanda cumulativa"), così da non dover attendere la conclusione della separazione per avviare una nuova pratica — la domanda di divorzio resta comunque sospesa fino al decorso del termine di legge, ma si evita di dover ripartire da zero con un nuovo procedimento.
Le modalità per divorziare
Le strade sono sostanzialmente le stesse già viste per la separazione, applicate però allo scioglimento definitivo del matrimonio.
1. Divorzio in Comune
Praticabile davanti all'ufficiale di stato civile, senza necessità di avvocati, con gli stessi identici limiti già visti per la separazione: nessun figlio minore, maggiorenne non autosufficiente o con handicap grave, e nessun accordo di trasferimento patrimoniale tra i coniugi.
Costo: il solo diritto fisso comunale, indicativamente 16 €.
2. Negoziazione assistita
I coniugi, ciascuno con il proprio avvocato, raggiungono un accordo che viene trasmesso alla Procura della Repubblica per la verifica e l'autorizzazione — con controllo rafforzato se sono coinvolti figli minori. È la via più rapida tra quelle che richiedono assistenza legale.
L'assistenza di un avvocato è qui obbligatoria per ciascun coniuge, senza alcun contributo unificato da versare al tribunale.
3. Divorzio consensuale in Tribunale (ricorso congiunto)
I coniugi, già d'accordo su tutte le condizioni, presentano un ricorso congiunto che il tribunale verifica e omologa. Anche qui, come per la separazione, è possibile farsi assistere da un unico avvocato per entrambi se non ci sono conflitti di interesse, riducendo così l'impegno economico complessivo rispetto ad avere due legali distinti.
L'assistenza legale è qui obbligatoria.
4. Divorzio giudiziale
Necessario quando anche un solo aspetto resta conteso tra i coniugi. Come per la separazione giudiziale, la difesa tecnica è obbligatoria per entrambe le parti, e i tempi si allungano sensibilmente rispetto alla via consensuale, con un impegno professionale proporzionato alla durata e alla complessità del procedimento.
Tempi indicativi delle diverse procedure
Procedura | Tempi indicativi |
|---|---|
Divorzio in Comune | Poche settimane |
Negoziazione assistita | 4-10 settimane dalla documentazione completa |
Divorzio consensuale in Tribunale | 2-4 mesi dal deposito |
Divorzio giudiziale | Da 1 a 3-4 anni, in base alla conflittualità |
Quando serve retribuire un avvocato: la sintesi
Procedura | Costi ufficiali fissi | Avvocato obbligatorio |
|---|---|---|
Divorzio in Comune | ~16 € (diritto fisso) | No |
Negoziazione assistita | Nessuno | Sì |
Consensuale in Tribunale | Contributo unificato | Sì |
Giudiziale | Contributo unificato (superiore alla consensuale) | Sì, per ciascun coniuge |
Come per la separazione, il fattore che incide di più sull'eventuale compenso professionale è il livello di conflittualità reale tra le parti, non la procedura in sé: un divorzio consensuale gestito con collaborazione richiede sempre un impegno minore rispetto a una trattativa lunga e conflittuale, a prescindere dalla via formale scelta. Gli onorari non sono fissati per legge, ma concordati caso per caso: è sempre opportuno richiedere un preventivo personalizzato prima di avviare la procedura.
Cosa succede all'assegno divorzile e alla casa familiare
Il passaggio dal regime di separazione a quello di divorzio può incidere su aspetti già regolati in precedenza:
- L'assegno di mantenimento previsto in separazione decade, e viene eventualmente sostituito dall'assegno divorzile, che segue criteri di valutazione in parte diversi (non più la conservazione del tenore di vita matrimoniale, ma un criterio "assistenziale-compensativo" più articolato)
- L'assegnazione della casa familiare, se ancora sussistono i presupposti legati alla presenza di figli, prosegue di regola anche dopo il divorzio, salvo revoca in presenza delle condizioni già viste in materia di separazione
Perché farsi assistere nella scelta della procedura
Anche quando la via più economica (il Comune) è astrattamente percorribile, la scelta di come strutturare gli accordi definitivi — assegno divorzile, ripartizione dei beni, aspetti previdenziali legati alla pensione di reversibilità — ha conseguenze che si protraggono per anni. Una valutazione della propria situazione specifica, prima di formalizzare la domanda di divorzio, permette di scegliere consapevolmente tra le diverse strade disponibili e di costruire condizioni solide, riducendo il rischio di doverle rimettere in discussione in un secondo momento.



